
Cos’è l’innesto in viticoltura?
L’innesto della vite: cosa significa e perché si innesta la vite?
Approcciando il mondo della viticoltura, è frequente sentir parlare di una pratica conosciuta come “innesto”. Innestare, letteralmente “inserire una pianta in un’altra”, significa saldare una parte inferiore dotata di radici, chiamata portainnesto, con una parte aerea (ramo o germoglio) proveniente da una pianta diversa, detta nesto o marza.
Questo metodo è molto efficiente in quanto consente alla varietà della parte aerea della pianta, quella che produce l’uvaggio, di sfruttare alcune caratteristiche della varietà che funge da portainnesto, come per esempio: maggiore resistenza al clima, maggiore affinità alla tipologia di terreno, resistenza ai parassiti e ai marciumi radicali, maggiore vigoria…
Considerando che si conoscono diverse specie di vite, in termini generali si afferma che la specie europea (Vitis Vinifera) viene impiegata come parte aerea per produrre i frutti, mentre la specie americana, più resistente di quella europea ai parassiti (in particolare alla fillossera), solitamente viene utilizzata come portainnesto.
Di seguito un elenco di portainnesti frequentemente utilizzati e le loro caratteristiche.
- Kober 5BB: portainnesto molto diffuso, resistente alla siccità e adatto a terreni argillosi;
- 1103P: è un portainnesto adatto a terreni con poca fertilità e a terreni calcarei o argillosi;
- 420A: molto resistente, utilizzato in caso di sesti d’impianto densi;
- 41B: vigoroso, utile nei casi di sensibilità alla clorosi e in terreni calcarei, teme terreni freddi.